Firefly Trio

Elias Nardi Oud (liuto arabo) Franco Baggiani (tromba ed elettronica) Emanuele Le Pera (Percussioni arabe)

Il progetto porta avanti da alcuni anni studi sul grande patrimonio musicale del mondo arabo, proponendo il repertorio arabo-ottomano classico con un approccio personale e originale. La particolare ricerca sonora dei musicisti non si limita all\’interpretazione del repertorio classico, ma trova la sua essenza nella composizione di brani originali, creando un vero e proprio ponte sonoro ideale tra Oriente e Occidente, tra jazz e musica araba, dedicando ampio spazio all’improvvisazione.
E’ prevista l\’uscita del primo album del trio nei primi mesi del 2017.

Ascolta Firefly trio

Florence Art Orchestra

Il trombettista fiorentino Franco Baggiani è uno sperimentatore nell’uso del suo strumento e nella scrittura, uno sperimentatore radicale capace di regalarci proposte che, nella loro audacia non scontata, risultano sempre preziose e interessanti, e persino imprevedibili grazie all’ibridazione degli stili più diversi, dall’etno alla dance, dal cool all’elettronica.
Chi s’aspettava, ad esempio, di trovare in un album dal titolo “The dead city”, dedicato alla memoria del padre Giuseppe e dove compaiono brani come il sontuoso blues “A funeral march”, una deriva giocosa, surreale, ironica? Basta ascoltare i 17 minuti di “Suite for my father” per rendersi conto della straordinaria abilità di Baggiani nel tenere insieme in una dimensione di avanguardia il gospel (When the saints), Mameli (Fratelli d’Italia), il funk e molte altre cose ancora. E allora diciamo che Baggiani ama il contrasto, e soprattutto che il contrasto gli riesce bene. Ama i bordi sui quali si muove senza precipitare però nell’abisso del non senso, dell’intellettualismo o del virtuosismo. E ci diverte con la sua irriverenza come in “Bla bla bla bla” dove imita con la musica il vociare dissonante del linguaggio umano o come “I’m for sale” dove legge, accompagnato da un mantra malinconico che fa sottofondo, la lista di alcuni oggetti usati in vendita: “box doccia angolare 4 ante in vetro stampato, profili in alluminio, escluso piatto doccia, vendo 50 euro/ lettino con materasso chicco … vendo 70 euro. Trattabili”. Un pezzo di musica, di performance, di teatro off, di sperimentazione linguistica, di originale divagazione sul consumo: un pezzo curiosamente ludico e terribilmente serio.

Franco Baggiani – Santur

Il progetto nasce, come molti altri di Baggiani, per cercare soluzioni nuove o “nuovistiche” all\’interno della fusione del jazz con aree musicali diverse. Questa volta Baggiani si avvale della collaborazione di Mario Leonelli dei Govinda, musicista elettronico e virtuale che su indicazione del trombettista ha disegnato una sorta di tavolozza sonora elettronica, ora di sapore etno indiano ora jungle ora house sulla quale vengono disegnate repentine volute e temi distesi di chiaro sapore ambient incorniciate in una sequenza video, sempre curata da Leonelli. Sitar, flauti indiani, tablas e un\’altra miriade di strumenti provenienti da altre culture si incontrano con lo scattante e originale fraseggio del trombettista, ora chiaro e netto, ora con echi ed elaborazioni elettroniche che riportano il suono ad una dimensione ancestrale creando una osmosi timbrica di rara bellezza. Sperimentare non significa in ogni caso astrarsi dalla realtà, infatti con Santur si può ballare con le “groove” di tendenza e scorgere le velate citazioni di L.Bowie o dei Beatles. Comporre, scomporre e ricomporre in un puzzle che riporta ad un arena della musica dove tutte le loro anime si incontrano in un risultato affascinante. Nell\’autunno 2006 esce il cd Santur, edito dalla Sound Records, giovane e coraggiosa etichetta fiorentina di musica jazz e d\’avanguardia www.soundrecords.it), frutto di un progetto che nasce nel 2002 come “Tattoo” e che in questi anni si è perfezionato.

Franco Baggiani & Dynamics

l gruppo nasce in un primo momento nella primavera del\’95 da una costola degli UrbanFunk, ma poi le scelte di Baggiani a questo riguardo si rivelano inadatte e quindi i Dynamics appaiono più come un\’anima dura degli Urban Funk che non come un vero e proprio progetto a se stante. Dopo alcuni concerti di prova, il trombettista decide di congelare il progetto cercando nuovi musicisti che potessero realizzare con professionalità ed entusiasmo le nuove idee. Questo avviene nella primavera del\’96, e dopo una serie di prove il repertorio prende forma e denota un\’originalità di certo dovuta alla grande capacità di scrittura e riscrittura di Baggiani ma, soprattutto, alla sua qualità migliore: organizzare suoni e musicisti in funzione delle proprie idee. Così Alberto Rosadini, potente batterista, viene “assemblato” con Giovanni Cifariello, eclettico e virtuoso chitarrista di estrazione classico-contemporanea e con Marco Cattarossi, preciso bassista jazz-funk. Questi sono gli ingredienti del nuovo progetto di Baggiani, teso a scandagliare con eclettismo ed estrema cura della costruzione formale, le nuove tendenze musicali esplorando con avidità il terreno metal-funk e quello di Zappa sovrapponendo citazioni e frammenti sonori della lezione jazz che è sempre alla base delle ricerche di Baggiani. È uscito il primo album intitolato Live at blue velvet, che è stato definito da Loop, nota rivista newyorkese, uno dei lavori europei più interessanti del\’97 e che ha vinto per la rivista olandese Panasonic New il titolo di miglior disco europeo per il jazz di “frontiera”.

Franco Baggiani Trio

Questo particolare trio , formato da tromba, sax baritono e percussioni, e\’ composto oltre che da Baggiani, trombettista noto a livello nazionale e non solo, da due musicisti con alle spalle una carriera nel jazz e nella musica di ricerca, Downie e Criscino. Questo progetto e\’ caratterizzato dalla capacita\’ di passare dall\’hot jazz di King Oliver all\’avanguardia creativa passando per le mille sfaccettature del jazz e dei sui affini, come Il funk o il gospel, denotando in modo netto le esperienze dei musicisti che lo compongono.
Non aspettatevi niente di solito!
Franco Baggiani-tromba
Giacomo Downie-sax baritono
Alessandro Criscino- percussioni

Sound Street Band

È una delle produzioni più divertenti di Sound.

Ispirata alle Marching Bands neroamericane che si esibivano all\’inizio del secolo a New Orleans nelle occasioni più disparate, dalla parata al carnevale, la Sound Street Band ha posto accanto alla rilettura di brani legati alla tradizione del jazz, come Hello Dolly o Basin Street Blues, l\’appropriazione delle forme moderne della musica neroamericana (rhythm\’n blues, funky, etc…). La formazione si presta allo spettacolo di strada in occasione di ricorrenze e all\’animazione di qualsiasi tipo di festa che si svolga in uno spazio adeguato. L\’organico al completo comprende ottoni, clarinetti, saxofoni e percussioni. Attiva dal \’92, nel \’99 ha inciso l\’album Marchin the blues, ha partecipato a vari festival e sfilate importanti come il carnevale di Viareggio, l\’On the road Festival, la Green Fest; ha inoltre inaugurato piazze e centri commerciali in tutta Italia riscuotendo sempre un notevole successo.

Urbanfunk

Fondati da Franco Baggiani nel \’93, fino al \’97 hanno dato vita a due album interessanti come Mr. No nel \’95 e Endosimbiosi nel \’96. Hanno prodotto intense stagioni live in tutta Italia e ricevuto numerose recensioni positive su giornali specializzati, in Italia e all\’estero, non ultima la recensione del mensile newyorkese Loop che attraverso la visione di Mark Fish ha collocato Baggiani e i suoi lavori fra le cose più interessanti nate in Italia nell\’ultimo decennio. La band, dopo uno stop riflessivo di alcuni mesi, è uscita con un nuovo album assolutamente diverso dai precedenti. Nuovi musicisti. Eliminato l\’apporto vocale. Il ritorno all\’improvvisazione quale elemento fondamentale nell\’asse comunicativo del jazz contemporaneo, come trade union fra i primissimi UBF e gli attuali, pieni di carica emotiva e di grinta che, grazie al suo leader, riescono a combinare magiche alchimie ove l\’eco del bop si fonde con il “groove” contemporaneo, incanalandosi sinuoso nel mare del jazz moderno. Nel \’00 esce W tex con relativa tournée e nel \’02 è uscito Urbanfunk, nel 2003 è uscito Cinquide l\’ultimo album della band prodotto da Sound Records che propone una serie di brani di notevole complessità ritmica e melodica. Dal 2003 al 2011 a parte alcuni concerti in Italia il gruppo è stato fermo discograficamente, nel 2011 è uscito “live at Vladimir jazz club”. Il gruppo continua la sua attività live in tutta Italia.

Sound Orkestra

Classica Big Band composta da dodici/quattordici musicisti e nata nel \’90. All\’interno di essa vi sono passati i migliori solisti e musicisti jazz di Firenze. È diretta dal noto trombettista Franco Baggiani, interpreta un repertorio molto vasto che spazia dallo swing anni \’30-\’40 con brani come Stompin\’ at the savoy di C.Basie fino ad arrivare ad affrontare con grinta e freschezza lavori più recenti di chiara matrice più funky e “ballabile” come Watermelon man di H.Hanchok oppure Tutu di M.Miller. Molta attenzione viene pure data alla rilettura dei classici del rithm\’n\’blues come Sittin\’ on e di altri classici come Besame mucho. Ha suonato in vari festivals italiani e stranieri, in particolare al festival di Znoymo in Cecoslovacchia e recentemente a Lione, in Francia, dove ha riscosso un notevole successo.

Franco Baggiani & Pulse‏

Franco Baggiani: tromba; Marco Galardi: elettronica e batteria.
Nell\’ambito di una visione musicale contemporanea e riferita ad un sistema estetico d\’avanguardia, la performance di Franco Baggiani e Marco Galardi può esser letta come un tentativo di sperimentazione naturale e spontanea, intenzionale e “di testa”, differente ed elastica apertura ad atmosfere oblique, inusuali e cadenzate da ritmi ed effetti world di ottimo slancio percussivo. L\’album è informato ad un lirismo che concilia libertà e disciplina armonica, secondo la lezione del Miles Davis elettrico e della coreografica centralità tonale di un jazz etnico e commemorativo, rotante intorno alle interiezioni vocali medio-orientali e al vibrare hip-hop degli arrangiamenti. E\’ un momento d\’incontro fra la tradizione e l\’avvolgente pensiero delle blue notes sia nordiche che mediterranee le quali, a loro tempo, incontrarono la suggestione della “trance music”, della ripetitività acid declinata in percorsi onirici e distonici, stilisticamente notturni quale eco del “moderno” informale e minimalista. Sentito e suadente l\’omaggio a John Coltrane nel brano di chiusura, “Conversation with a love supreme”: l\’album di Trane è uno dei più importanti della storia del jazz, una suite spirituale ed un testamento verso un\’entità soprannaturale ispiratrice, una preghiera salmodiante per un movimento incontrollato dell\’anima. E\’ senz\’altro un significativo gesto di proposizione poetica: Baggiani in sound sordinato e davisiano ne evoca l\’ ambient metafisico articolato in forme ipnotiche e dissolventi in un clima “dance” lisergico. L\’incedere del gioco cromatico in profondità sintetiche ruota su misure stupefatte, attonite e futuriste, in virtù di una ricerca sonora elechtro-funk traslucida e, gradevole all\’ascolto, travolgente esodo nell\’inconscio del “dark jazz” che avverrà, di sicuro.
Recensione di Fabrizio Ciccarelli “Roma jazz”

Chorus Quintet

Il gruppo nasce da un\’idea di Andrea Coppini e di Franco Baggiani, musicisti fiorentini di formazione jazzistica, ma da tempo attivi nel campo della contaminazione stilistica. L\’idea è quella di tornare alle radici di quella contaminazione, ispirandosi nella composizione di brani originali, al periodo del soul jazz. In quel periodo alcuni musicisti di gran rilievo, già attivi in alcuni gruppi e periodi storici, quali C.Adderley, H.Silver ed H.Hancock, decisero di tingere il jazz di forti coloriture blues, sperimentando i primi tipi di contaminazione con il soul, che hanno dato il via a tutte le fusioni e contaminazioni successive fino ai giorni nostri. L\’intento del gruppo è quello di recuperare quel tipo di sound che, partendo da una concezione jazzistica di matrice squisitamente bop, si immerge nelle acque pure e primordiali del blues feeling, privilegiando una visione del jazz più istintiva ed orgiastica e rifuggendo complessità e cerebralismi. In ogni caso, pur partendo da un intento inizialmente filologico, il gruppo vuole approdare ad un\’interpretazione personale ed attuale dei concetti che furono alla base della stagione del soul jazz. È uscito per Sound Records il primo album intitolato Step one.