C’è un momento, in ogni casa con un gatto, in cui ti giri un secondo e lo ritrovi lì, sul tavolo, con l’aria di chi sta solo “controllando”. E tu pensi, ok, adesso come glielo spiego senza trasformare tutto in una guerra fredda? La buona notizia è che nei gattili, dove la gestione deve essere pratica e replicabile, il metodo più usato non è il “divieto” in sé, ma una strategia semplice: rinforzo positivo più alternative rialzate davvero irresistibili.
L’idea chiave: non togliere, sostituisci
Il tavolo non è un capriccio: per il gatto è altezza, controllo, passaggio, spesso anche odore di cibo. Se gli dici solo “no”, gli stai togliendo un bisogno senza dargli un piano B.
Nei gattili funziona perché parte da un principio base del condizionamento: se un comportamento porta vantaggi, si ripete. Quindi il trucco è far sì che i vantaggi stiano altrove.
Passo 1: crea un “palco” alternativo vicino al tavolo
Qui si vince o si perde. L’alternativa deve essere più comoda e interessante del tavolo, non una mensolina triste in un angolo.
Scegli una di queste opzioni (anche combinabili):
- Tiragraffi ad albero stabile con piattaforme ampie, meglio se alto e vicino al punto “caldo” della stanza.
- Mensole a parete (una piccola “scala” felina), perfette se il gatto ama perlustrare.
- Cuccia rialzata o panca con cuscino.
- Amaca da finestra, se c’è una vista o un passaggio frequente.
Rendi il tutto accogliente con coperta o cuscino che profumi di casa. L’obiettivo è: “vuoi stare in alto? Ti accompagno a farlo meglio”.
Passo 2: premia subito, sempre, poi dirada
Nei gattili il rinforzo deve essere chiaro e ripetibile. Quando il gatto sale sul suo “palco”:
- Usa una frase fissa con voce dolce, tipo “Bravo”.
- Aggiungi carezze, oppure un micro gioco di 10 secondi (canna da pesca funziona benissimo).
- Se usi bocconcini, ok, ma con una regola d’oro: mai dal tavolo. Anche solo una volta crea confusione.
All’inizio premia ogni singola scelta corretta. Dopo qualche giorno, quando vedi che ci torna spontaneamente, inizia a premiare a intermittenza (una volta sì, una no), così il comportamento diventa più stabile.
Passo 3: rendi il tavolo noioso e poco “utile”
Non serve trasformarlo in un campo minato. Nei gattili si punta a togliere motivi d’interesse.
- Sedie sotto il tavolo: meno “scalini”, meno salti facili.
- Pulizia accurata: zero briciole, zero piatti in ammollo, zero odori persistenti.
- Evita di dare snack mentre sei a tavola, perché il gatto collega “tavolo = premi”.
Se il tavolo diventa un posto vuoto e l’alternativa diventa un posto comodo e “ricco”, la scelta si sposta da sola.
Passo 4: interveni in tempo, interrompi, reindirizza, rinforza
Aspettare che sia già sul tavolo spesso significa arrivare tardi. Quando lo vedi prepararsi al salto:
- un “no” deciso o un “psssst” breve,
- poi lo accompagni con calma sul suo spazio alternativo,
- e premi immediatamente quando ci sale o ci resta.
La sequenza è sempre la stessa: interrompi, reindirizza, rinforza. Coerenza, non volume.
Se la motivazione è il cibo (ti fissa mentre apparecchi come se stessi preparando un banchetto per lui), valuta con il veterinario una distribuzione diversa dei pasti o usa giochi per crocchette: stanchi la mente e abbassi l’ossessione.
Cosa evitare (anche se sembra “risolutivo”)
Alcuni dissuasori funzionano per un giorno e poi peggiorano la relazione:
- spruzzi d’acqua,
- nastro appiccicoso, alluminio, trappole sonore,
- inseguire o sgridare.
O creano stress, o trasformano il tavolo in un gioco, oppure insegnano solo a salire quando non ci sei.
Quanto tempo ci vuole davvero?
Di solito giorni o settimane, dipende da abitudini e costanza. Il segnale che sei sulla strada giusta è quando, anche con il tavolo libero, il gatto sceglie il suo “palco” per osservarti. A quel punto non stai più “vietando”: stai semplicemente guidando una preferenza. E, credimi, è una sensazione liberatoria.




