C’è un piccolo oggetto in cucina che sembra innocuo, sta sempre lì vicino al lavello, eppure può trasformarsi nel punto più “vivo” di tutta la casa. Parlo della classica spugna per i piatti: comoda, economica, ma anche sorprendentemente capace di trattenere tutto quello che preferiremmo lasciare andare nello scarico.
Perché la spugna diventa un problema (anche se la usi “bene”)
La spugna è porosa, morbida e sempre un po’ umida. Ed è proprio questa combinazione a renderla una specie di hotel perfetto per i microbi: umidità costante, residui di cibo, calore della cucina e tante superfici interne dove annidarsi.
Diversi studi (tra cui ricerche in ambito alimentare condotte in Nord Europa e analisi universitarie) hanno osservato che le spugne possono ospitare cariche batteriche elevate, anche quando a occhio sembrano pulite. Tra i nomi che ricorrono più spesso ci sono Campylobacter, Salmonella ed E. coli, cioè batteri legati alla contaminazione alimentare.
Il punto non è creare panico, ma capire la dinamica: se lavi un tagliere usato per carne cruda e poi passi la stessa spugna su un piatto, o peggio su un piano di lavoro, stai favorendo la contaminazione crociata.
Il dettaglio che fa la differenza: asciugatura lenta
Un altro problema concreto è che la spugna tende ad asciugarsi lentamente. Più resta umida, più i batteri trovano condizioni ideali per proliferare. E se resta schiacciata sul bordo del lavello o in un porta spugna chiuso, la situazione peggiora.
L’alternativa più igienica: la spazzola da cucina
Se vuoi un cambio semplice ma davvero efficace, la scelta più pratica è la spazzola da cucina. È molto comune nei Paesi nord europei, e il motivo è quasi banale: si asciuga in fretta.
Con le setole e la struttura più “aperta”:
- trattiene meno acqua
- accumula meno residui
- riduce il tempo in cui l’umidità resta intrappolata
- rende più facile un risciacquo completo
In pratica, toglie ai batteri il loro vantaggio principale, cioè il microclima umido e stabile. E nella vita reale, questo conta più di mille promesse “antibatteriche” sulla confezione.
Come usarla senza complicarti la vita
- Tienila in un supporto areato, in verticale.
- Risciacquala bene dopo ogni uso, soprattutto dopo cibi grassi.
- Dedica una spazzola ai piatti e, se puoi, un’altra a pentole o superfici.
Altre alternative valide (se la spazzola non ti convince)
Non esiste una soluzione unica per tutti. Dipende da cosa lavi, da quanta cucina fai, e da quanto ti piace “sentire” l’attrito durante il lavaggio. Ecco opzioni interessanti:
- Panni in microfibra: ottimi perché puoi lavarli spesso in lavatrice ad alte temperature. Se li cambi con regolarità, diventano una scelta molto controllabile.
- Spugnette in silicone: meno porose, si sciacquano in un attimo, asciugano rapidamente e sono delicate sulle superfici.
- Luffa o cellulosa trattata: tendono a far circolare meglio l’aria e possono trattenere meno umidità rispetto alla spugna classica, se lasciate asciugare correttamente.
- Spugnette antibatteriche: utili come “freno”, ma non sono una licenza per non sostituirle o non farle asciugare.
Se non vuoi rinunciare alla spugna: le regole minime di sopravvivenza
Se proprio ti trovi bene con la spugna, puoi ridurre molto i rischi con abitudini semplici, ma costanti:
- Strizzala a fondo e lasciala asciugare in un punto ventilato, su un supporto aperto.
- Igienizzala regolarmente: bollitura per circa 5 minuti, oppure microonde (solo se ben bagnata e senza parti metalliche).
- Sostituiscila spesso, soprattutto dopo aver pulito residui di carne o pesce crudi.
- Per sporco “ad alto rischio”, valuta salviette monouso o carta da cucina, poi butta via.
- Per una pulizia più naturale, il bicarbonato è utile per sgrassare e deodorare senza lasciare profumi persistenti.
Il punto finale, quello davvero pratico
Se vuoi una cucina più sicura senza trasformarti in un maniaco dell’igiene, il cambio più intelligente è questo: sposta il lavaggio quotidiano sulla spazzola, e lascia la spugna, se proprio, a compiti secondari e temporanei. È una piccola modifica di routine, ma è una di quelle che, giorno dopo giorno, fanno davvero la differenza.




